Donne, uomini e poesia

GIUSEPPE FOTI

 

ISTRUZIONI PER L'USO

Benvenuti nello spazio dedicato a Giuseppe Foti.

Solo qualche informazione per fruire al meglio di questa sezione - esperimento che permetterà, non solo di conoscere un uomo, una vita e la sua poesia, ma di partecipare attivamente ad un atto di dialettica collettiva.

Nella colonna di sinistra (sulla sinistra del vostro schermo) sono stati inseriti i collegamenti alle sezioni inerenti il ciclo "donne, uomini e poesia" nella sua generalità.

Nella colonna di destra sono stati inseriti i collegamenti con le sezioni di questo spazio, che vi permetteranno di entrare in una particolare atmosfera "compartecipativa" e dialettica con il nostro autore. Essi sono:
l'autore: brevi notizie biografiche sull'autore;
diario di viaggio:impressioni e commenti dell'autore aggiornati nel corso di questa sperimentazione;
intervista "e mail" :intervista aperta ed in differita per conoscere meglio l'autore;
l'opera :alcuni cenni sulla "produzione" del nostro ospite;
idee, progetti ed attività :tutto quanto serve a comprendere la presenza dell'autore in questo spazio, i suoi progetti e le sue idee;
gli appuntamenti :come e dove incontrare opere ed autore;
contattare l'autore :modalità attraverso la quale far giungere un commento all'autore:sarà pubblicato nel forum di questa sezione;
l'autore in "chat" :modalità per incontrare l'autore in rete in diretta;
il forum con l'autore :forum dedicato e moderato dall'autore stesso.

Buona compartecipazione a tutti!

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L'AUTORE

Giuseppe Foti è nato a Reggio Calabria il 12 maggio 1950. Ha sempre vissuto a Torino, dove ha svolto diverse attività lavorative, fra cui la più importante è stata quella di impiegato nei servizi di assistenza di una grande casa automobilistica tedesca. Attualmente ha scelto di dedicarsi principalmente all'assistenza della propria ed unica figlia disabile, Noemi. Diplomato all'istituto magistrale, ha condotto approfonditi studi storici e teologici. Ha partecipato a diversi concorsi italiani di poesia, risultando tra i premiati.

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DIARIO DI VIAGGIO

Impressioni e commenti dell'autore aggiornati nel corso di questa sperimentazione.

Collegno 10 ottobre 2005 ore 12:50 - Beppe Foti

Voglio iniziare questa bella esperienza con la descrizione di una piccola ma deliziosa abitudine che vivo quotidianamente quando passo davanti alla cameretta della mia tenera Noemi. Mentre svolgo le solite attività di casa e lei sta guardando i suoi film preferiti, lei sente i miei passi e si prepara con il più bel sorriso che si possa immaginare e attende paziente che io passi, allora io vedo il suo sorriso, mi soffermo con lei per risponderle con le coccole, per concludere con il suo sguardo compiaciuto, che mi fa capire che vorrebbe continuare a vedere il film, ma che mi è grata. Queste sono piccole esperienze quotidiane che arricchiscono l'animo e che concludo con la penna in mano, davanti ad un foglio bianco, dove riverso il mare di tenerezza che mia figlia mi ha donato scrivendo una poesia che sgorga quasi con impeto, con irruenza, e la quiete giunge solo al termine della scrittura del testo poetico.

Collegno 02 novembre 2005 ore 12:12 - Beppe Foti
Pensando al due novembre.
Mi fermo per pochi minuti per una breve sosta durante le attività del mattino, approfittandone per riflettere su questo giorno di memoria, questo due novembre adombrato dai colori autunnali, che ci ripropone quesiti che attraversano, silenziosi, la nostra esistenza, anche quando abbiamo l'impressione di averli scordati. La tradizione ci consegna l'immagine delle lunghe file di persone che vanno verso i cimiteri, compiendo gesti di pietà verso coloro che non ci sono più, e si potrebbe essere tentati di pensare questo giorno come il giorno della visita ai sepolcri dei nostri cari, ma sono convinto che non è così. Ritengo riduttivo pensare il due novembre in questi termini, credo anzi che sia superficiale perché il vero aspetto di questa ricorrenza, è la memoria; memoria di coloro che non sono più tra noi, memoria dei giorni lieti e non lieti trascorsi con loro, memoria di quel pezzetto di nostra vita che la loro dipartita ci ha portato via. La mia famiglia di origine, ha sempre vissuto questa ricorrenza come occasione di memoria, lasciando al rito cimiteriale un ruolo secondario, quasi fosse una nostra necessità, come se avvertissimo il bisogno di un gesto reale, concreto, da dirigere verso quei nostri affetti che, ormai, risultano totalmente irraggiungibili. Ma una riflessione attenta mi ha fatto scoprire che lo scorrere del tempo, non attenua minimamente l'amore che ho provato per loro quando erano in vita. I giorni passano lenti, ma nel cuore ti accorgi che loro ci sono ancora, e che se ti soffermi sul loro ricordo rivivi intatta l'angoscia del distacco. Quando è deceduto il mio papà, circa trentadue anni fa, scrissi una piccola raccolta di poesie, che accoglieva molti degli scritti che gli avevo dedicato in vita, e tutto ciò che scrissi per esternare l'angoscia e il dolore che provavo in quel momento. Ed ancora oggi non riesco a leggere quello scritto senza provare una profonda emozione, una commozione che mi impedisce di continuarne la lettura. Credo che il tema della morte nella nostra cultura sia troppo estraneo alla nostra vita quotidiana, pur avendo immagini di distruzione che ci giungono da ogni parte del mondo; mi pare che manchi una riflessione semplice, che parta dal quotidiano, che ci faccia riscoprire come vita e morte siano profondamente intrecciate e che quest'ultima, alla fine, attribuisce alla vita un significato più intenso, più reale rendendola alle volte più vivibile. Forse le lunghe file dei visitatori del cimitero, nascondono tutto questo, dietro il gesto di deporre fiori davanti ad una lapide, oppure dietro ai lumini accesi davanti ad un ritratto, e, chissà, quanti sono coloro che vorrebbero poter trovare momenti di confronto per imparare a capire meglio la natura del dolore, delle angosce e degli interrogativi che la memoria del due novembre pone loro….. poi resta aperto il velo di mistero che aleggia nella nostra vita e che trova nella morte un momento cruciale e vorremmo risposte, magari certezze di sopravvivenza, per poi sentire solo un grande silenzio, ma quanto è assordante quel grande silenzio quando ci soffermiamo ad ascoltarlo facendo tacere la nostra voce interiore razionale.

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INTERVISTA "E MAIL"

Un'intervista "e mail" è una modalità attraverso la quale è possibile intervistare una persona, permettendo a chiunque di assistere all'evolversi del discorso e di inserirsi in tale contesto. E' un modo di concepire il trascorrere del tempo come un benefico veicolo per meglio "metabolizzare" l'incontro su questo strabiliante veicolo che chiamiamo "rete, web, internet". Per partecipare occorre soltanto compilare gli appositi campi nella sezione "CONTATTARE L'AUTORE" - cliccando QUI.


EMC - "Innanzi tutto La ringraziamo per la cortese disponibilità. Perché ha scelto di scrivere?"
Giuseppe Foti - "Innanzi tutto vorrei esprimere i miei rallegramenti per questa esperienza decisamente stimolante, perché, mi pare, offra un'ottima occasione per riflettere sulle possibilità che l'incontro tra le attività culturali umanistiche e le nuove tecnologie, possono consentire. Il quesito posto mi ha riportato nel tempo lontano dei miei vent'anni, quando mi stavo affacciando alla vita colmo di speranze ma anche di molta confusione ed incertezza. La presa di coscienza della mia attitudine alla scrittura, ebbe origine da un simpatico episodio occorsomi a diciotto anni; era la vigilia della festa della mamma e mi accorsi che le mie risorse economiche erano insufficienti per realizzare il desiderio di una bella sorpresa per la mia mamma, così, chiuso nella mia stanza, presi un foglio ed una penna e tentai di esprimere per scritto i miei sentimenti. L'idea inizialmente era di preparare un biglietto, ed invece scaturì la mia prima poesia, che mi giunse inattesa, lasciandomi stupito e a domandarmi se quella era proprio opera mia. Questo episodio determinò il prosieguo della mia esistenza, perché da quel momento scrivere divenne una necessità, che dava pace ad un animo sempre particolarmente inquieto. Da qui al momento in cui iniziai a rendere pubblica la mia opera, ci fu un lungo e alle volte tortuoso cammino, fu una presa di coscienza faticosamente acquisita, dove hanno giocato un ruolo fondamentale la mia sposa, alcuni amici ed una in particolare, laureata in lettere che mi ha sostenuto in un'opera di riordino sistematico. La scrittura è scaturita come una parte di me che per molto tempo non ho compreso, in quanto le mie origini culturali sono di ambiente artigiano, e si sono sviluppate nella successiva preparazione scolastica ad indirizzo tecnico - industriale; il problema era determinato dalla distanza che nell'ordinamento scolastico italiano vi è tra la cultura propriamente umanistica e la cultura tecnico - scientifica. Nel quadro delle mie origini artigiane (mio padre era un carpentiere in ferro, e lo zio con cui sono cresciuto un meccanico ortopedico uscito da una "bottega", "Boita" in piemontese) mi hanno donato una profonda voglia di conoscere e capire, unita ad una concezione della conoscenza non astratta o teorica ma quasi tattile, tangibile. Bisogna ricordare che la parte più estesa della corteccia cerebrale è quella che controlla le mani. La mia scrittura è condizionata da queste origini ed è segnata dalla difficoltà di raccordare l'esperienza di queste origini con una propensione fortissima alla cultura umanistica che era potenzialmente presente in me, ma che stentava a decollare a causa, anche, della mancanza di percorsi scolastici che mi dessero gli strumenti necessari a raccordare queste due anime che convivevano in me. Quindi posso dire che ho scelto di scrivere innanzi tutto per trovare me stesso, per capirmi, per pacificare il mio spirito costantemente inquieto, ed in secondo luogo, ma non per questo meno in portante, per manifestare quello che sentivo, quello che vivevo, al mio prossimo. Per tantissimi anni ho scritto per leggere ad una ristretta cerchia con cui potevo interloquire e mediante questo contatto coi miei lettori arricchirmi. I miei archivi personali sono colmi non solo di poesie, ma anche di prose, dedicate alle più disparate argomentazioni; ma il componimento poetico svolge un ruolo decisivo perché ogni singola poesia è una sorta di istantanea, a trecentosessanta gradi, della situazione che in quell'istante mi coinvolge. Nel primo intervento nel diario di bordo, ho narrato uno di questi momenti, che stanno alla base dei miei primi due libri."

EMC - "E' importante essere letto?"
Giuseppe Foti - "Per quanto concerne la mia modesta esperienza ritengo che il lettore rivesta nella tensione creativa dello scrittore un ruolo chiave. Ricordo che questo quesito me lo posi in un periodo della mia storia di scrittore in cui non avevo ancora pubblicato nulla, e alcuni miei scritti giravano in fotocopie su iniziativa di alcuni amici, che avevano trascritto a macchina una breve raccolta di poesie e meditazioni composta da me dopo la scomparsa repentina del mio papà. Quel gesto, che fu compiuto per stimolarmi a scrivere, onde rendere pubblica la mia opera, mi spinse a riflettere sul problema sotteso al quesito in questione; in effetti pareva che la mia scrittura non tenesse in conto la possibilità di "essere letto", ritenevo lo "scrivere" un operazione personale, mirata a pacificare la mia interiorità o, per lo meno, a compiere un esercizio interessante che mi faceva scoprire aspetti che non conoscevo della mia persona. Quando mi ritrovai con la mia prima raccolta di meditazioni e poesie stampata e rilegata in brossura (ne furono tirate tre copie, stampate presso una copisteria, insieme ad una copia destinata alla riproduzione fotostatica a fogli mobili), a cui i miei amici avevano dato il titolo augurale di "Pensieri e parole", mi accorsi che non era totalmente vero il mio disinteresse per gli eventuali e potenziali lettori. Mi resi conto che quel che scrivevo veniva da me letto ad una ristretta cerchia di amici e conoscenti, che mi soffermavo sulle loro reazioni per valutare capire l'efficacia o meno di certi costrutti; insomma trattavo i miei pochi uditori e lettori alla stregua di cavie, senza seguito alcuno. Alla resa dei conti, l'aspetto positivo di questo embrionale approccio coi lettori era proprio il sapere che avrebbero letto le mie poesie, ed in fondo inconsciamente speravo che qualcuno potesse provare il desiderio di leggermi, e magari trascorrendo momenti positivi in compagnie della mia opera. Scrivere senza la tensione di essere letto, muta completamente l'orizzonte dell'opera e del suo estensore; scrivere per essere letto da qualcuno stimola una tensione dialettica che arricchisce lo scrittore, che in questo senso riveste una funzione decisamente pubblica. Ritengo altresì che un esperienza utile è la lettura in gruppo ad alta voce, utile per rendere l'incontro col lettore ancora più efficace. La mediazione delle nuove tecnologie, come ad esempio internet, può incentivare ulteriormente questo rapporto col lettore, dando uno spessore nuovo alla figura dello scrittore. Concludo affermando che se lo scrittore ha un ruolo chiave a causa della sua creatività, altrettanto sono importanti i lettori perché partecipano in qualche modo alla tensione creativa arricchendola se lo scrittore accetta il contatto con loro. Le nuove tecnologie, quindi, possono incentivare tutto questo e in questo senso potrebbero essere viste come un potente prolungamento della penna dello scrittore.

EMC - "Come immagina i suoi lettori?"
Giuseppe Foti - Di quando in quando, scrivo componimenti poetici dove mi immagino di essere un cantore che percorre le strade cantando (nel senso poetico) alla gente comune, quella che si incontra ogni giorno, quella che percorre le vie sempre affaccendata, e che quando ha occasione di arrestarsi per un qualsiasi motivo, anche banale, si ferma volentieri. Questo è il panorama dei lettori che immagino, quasi inconsciamente, mentre scrivo i miei versi, nei quali cerco di riversare i frutti delle immersioni occasionali che in molte occasioni ho modo di poter fare. I miei versi vogliono sfuggire le banalità che asfissiano il quotidiano della città contemporanea, cercando di trasmettere riflessioni profonde e intense, senza rinunciare ad un linguaggio scorrevole e accessibile. Posso dire che, quasi inconsciamente, ho forgiato i miei versi pensando ad un lettore normale, con cui puoi parlare nella maniera più semplice, ed in cui puoi scoprire grandi sensibilità nascoste, che, spesso vengono trascurate da una cultura troppo spesso elitaria, oppure, peggio ancora, eccessivamente massificata, al punto da allontanarsi proprio da quella strada che in fondo è il vero spazio dove seminare i germi di una cultura più umanizzata. Concludo ricordando una serie di esperienze molto semplici, ma, nel contempo, molto significative nell'orizzonte della mia formazione umana. Si tratta di momenti che si verificavano nelle officine dei vari autoriparatori a cui portavo le diverse automobili per le necessaire manutenzioni. Fin dall'età di diciotto anni, ebbi queste belle occasioni, dove mentre aspettavo la consegna dell'autoveicolo riparato si scambiavano lunghe chiacchierate con persone che avevano l'apparenza indurita da una professione che richiede notevole impegno, ma che rivelavano insospettate doti umane e sensibilità, che mi svelavano un modo particolare di vedere e descrivere il mondo. In questo come in altri ambienti consimili, fino ad arrivare alle cucine delle case dei conoscenti, o nelle sale d'aspetto, si potevano sviluppare scambi che, con un minimo di attenzione, ti lasciavano quel qualcosa in più che poteva, in ogni caso, migliorare la mia umanità. Questa è l'immagine del lettore che ho nella mente, o forse nel cuore, quando scrivo.

EMC - "Come è pensato da questa società e che ruolo assume, può o dovrebbe assumere un poeta?"
Giuseppe Foti - In apparenza sembrerebbe che la società post-industriale, dove la tecnologia ha un ruolo principe, abbia emarginato il ruolo dei poeti in posizioni marginali e di nicchia, questo come prima impressione, ed è difficile andare oltre al livello delle impressioni con risposte più articolate che richiederebbero spazi maggiori e ricerche più precise e dettagliate. Se proviamo a scavare un pochino in profondità forse possiamo scoprire che, potenzialmente, la situazione non è così netta e, soprattutto, così ben delineata se collochiamo il quesito sul lato delle carenze e dei problemi che le società occidentali, ed in particolare quella italiana, presentano. Vi è, mi pare una smodata tendenza a privilegiare, il finanziarismo, cioè ad applicare le leggi della finanza in modo rigido e soprattutto sganciato da una efficace dialettica con le diverse componenti della società, nella prospettiva di tutti quegli aspetti che sono alla base anch'essi della vita sociale. Faccio un esempio; la scuola ha un grandissimo ruolo in tutta la vita della società, e, se non è, ne deve essere l'unico agente culturale ed educativo, pur tuttavia svolge un ruolo centrale, eppure in questi anni non si è esitato ad attuare riforme pressappochiste, spesso miopi, con sfumature diverse per i diversi esecutivi che le hanno proposte e messe in atto. Tale tendenza ha assunto in questi ultimi cinque anni un deriva pericolosa perché si sta smantellando la scuola pubblica senza per altro scorgere un disegno risolutivo che ne indichi una nuova collocazione funzionale alla società. Senza contare che per quanto riguarda la scuola privata, senza togliere meriti agli enti cattolici che in maggioranza la gestiscono, proprio per questo motivo, cioè per il fatto che è all'ottanta percento di stampo cattolico, non può garantire quel pluralismo che l'attuale situazione richiederebbe. Questo è solo un esempio, ma il discorso è estensibile ad altri ambiti, come quello dello spettacolo, anch'esso seriamente colpito dall'attuale situazione di recessione economica ed anche dalla medesima miopia di cui ho parlato a proposito della scuola. Per un poeta come me è tristissimo osservare come il grandissimo patrimonio artistico e culturale della nostra Italia sia gettato letteralmente alle ortiche per ignavia, pressappochismo, ed anche e non ultima per palese ignoranza. Con questo non voglio escludere le numerose opere meritorie di persone illuminate che qua e la hanno tentato e tentano di porre rimedio a questa situazione; sono voci, queste, che rivelano ben altre sensibilità latenti nel paese di quelle che di solito ci vengono rappresentate sulla ribalta dei principali media, forse questo scenario migliorerebbe se la politica, intesa come gestione del potere pubblico, facesse dei passi indietro in quegli scenari che dovrebbero vedere la cultura, colta nella sua accezione più vasta, come attrice principale attraverso i suoi operatori primi, politica questa che va sempre distinta dalla politica intesa come vita della polis, vita della città, del luogo cioè in cui vive l'essere umano. Ritengo le crisi economiche, ad esempio, avere bisogno di fantasia e creatività per essere superate e che una sana educazione di cultura generale di carattere umanistico potrebbe, in questo senso dare ottime risposte, anche in un quadro di carattere strettamente tecnico specialistico. Detto questo resta sempre aperto il quesito propostomi, poiché ho tentato questa pennellata che descrive lo scenario in cui il poeta dovrebbe muoversi, ma come già detto in esordio, non vi è in questo spazio, e non ho le competenze, per la possibilità di un tentativo di risposta su scala così vasta, quindi preferisco partire dal senso di scoramento il momento attuale può suscitare per restringere l'analisi alla strada ai luoghi quotidiani, dove si incontra la gente, poiché li resta sempre aperto un grandissimo spazio per esercitare l'azione del poeta. Ritengo che il poeta trovi la sua forza per agire nella società solo se conserva la capacità di dialogo a questi livelli e con la gente comune, che può, molto spesso, riservare sorprese; in questo senso ritengo che possiamo cogliere un ruolo importantissimo del poeta poiché la poesia può divenire veicolo di rinnovamento per la capacità evocativa, per la possibilità di utilizzare ad ampio spettro il linguaggio simbolico, per la capacità di donare insieme ai contenuti quella tensione emotiva per rendere il testo dei poeti sempre vivo. In nessun caso si dovrebbe partire dai vertici quando si tratta di rinnovare e migliorare qualcosa, meno che mai quando si tratta di cultura, è sempre vincente quell'azione che suscita e coglie i migliori sentimenti e i migliori intenti negli interstizi più riposti della società umana: se non si vuole la violenza allora parliamo di non violenza, ma non nelle piazze affollate, parlando da un palco ma nei mille rivoli che il vivere umano nasconde negli aspetti più umili e risposti della convivenza. Io credo che il ruolo del poeta sia determinato dalla natura del singolo individuo e dalle sue sensibilità e capacità espressive, ma, se mi si passa un paragone di carattere commerciale, il poeta per essere davvero tale dovrebbe rispondere alle richieste del mercato, per garantirsi la diffusione del suo prodotto, ed il mercato di questa nostra umanità ha un bisogno drammatico di tornare a riscoprire e vivere i sentimenti migliori e più elevati,di tornare a comunicare in profondità, magari rallentando la funesta corsa che ci attanaglia tutti e che ci rende tutti asfittici. Ecco il poeta dovrebbe ricercare l'agorà e se non la trova ricrearla ed una volta giuntovi raccogliersi con la gente per ascoltarla con orecchio affinato dalla sensibilità poetica e a cui rispondere con la propria opera poetica."

EMC - "Come immagina il futuro della poesia?"
Giuseppe Foti - "Osservando il clima che stiamo vivendo in questo inizio di secolo, ho l'impressione che il bisogno di umanizzazione dello stile di vita quotidiano sia impellente. Le grandi novità che la tecnologia ha introdotto, hanno mutato profondamente il nostro stile di vita, ma nel contempo, il forsennato ritmo di questi mutamenti, ha provocato un ritorno di disagio, di malessere, causato dal mancato adattamento di queste novità all'essere umano, che, per quanto flessibile e adattabile, non può continuare a meccanizzare la propria esistenza, estromettendo da essa quei modi di vita, quei momenti di pausa, che hanno sempre nutrito e nutrono profondamente l'animo umano. La poesia in quanto linguaggio, in quanto modo di percepire il mondo e la realtà in esso contenuta, ha un ampio spazio di azione. La poesia deve (parlo per la poesia in Italia) uscire dal ghetto in cui, per cause diverse, è stata cacciata, senza per questo doverle attribuire una vocazione univoca, perché ci possono essere tanti modi di intenderla e praticarla, ma vi è una modalità di base su cui tutti coloro che si occupano di poesia, dovrebbero incontrarsi, ed è il recupero di un modo poetico di esprimersi diffuso, generalizzato, accettato, comune, così come è comune esprimersi nei modi ordinari che la prosa ci offre. Mi pare che quando si parla di poesia si cade in due pregiudizi di fondo: 1) la poesia come strumento della musica nel formare la canzone 2) la poesia coma banalissima rima, che dice cose belle quanto astratte. Mi pare che questi pregiudizi siano alquanto diffusi ed accettati, così come mi sembra che troppi poeti si accontentino di vivere la loro poesia nel ristretto ghetto di piccoli spazzi intimi e raccolti. Forse bisogna inventare nuovi modi per dare nuovo respiro alla poesia, perché le potenzialità ci sono e se si superano i problemi della comprensione all'interno di una comunicazione sempre troppo affrettata, mi pare che in giro siano tante le persone che abbisognano di questo ponte meraviglioso tra la loro realtà contingente, spesso asfittica, e il mondo dello spirito, magari senza sapere che il linguaggio poetico potrebbe essere la risposta giusta. In conclusione non si tratta di fondare nuovi modi letterari o stili poetici od altro, si tratta di riscoprire il meglio della tradizione per inventare un modo nuovo capace di rispondere efficacemente ai problemi odierni. Vorrei chiudere questa breve riflessione con un inciso: scienza e poesia non sono poi così distanti come potrebbe sembrare… lascio la frase aperta alla riflessione dei lettori, restando in attesa di potermi confrontare con i loro contributi.

EMC - "Cosa intende per "umanizzazione dello stile di vita quotidiano": ci potrebbe proporre alcuni esempi?"
Giuseppe Foti - "La presenza di un soggetto debole nella mia famiglia, quale è Noemi, ci ha posto di fronte alla necessità di confrontarci con le istanze che giungono dall'esterno, cioè dalla società, la quale non è strutturata in maniera da permettere a soggetti anziani, malati, oppure deboli per versi diversi, di essere agevolati nell'espletamento della loro vita quotidiana. Ci siamo resi conto che era necessario porre un filtro affinché si creasse nella famiglia uno spazio veramente vivibile per il componente più fragile. Questo ci ha condotto ad allargare la riflessione a noi stessi, alla nostra condizione umana, ed abbiamo scoperto che questa necessità di umanizzare la vita familiare non era limitata alla sola condizione di disagio fisico di Noemi, ma riguardava la natura umana della nostra persona, perché il disagio avvisato nella persona di un debole è presente anche in chi è più forte, e, spesso, si traduce in tutta una serie di problemi, meno apparenti di quelli di un soggetto debole, che apparentemente sembrano scollegati tra loro ma che alla radice hanno un'origine comune nelle forme della convivenza sociale, così come si è venuta evolvendo nel nostro tempo. Ad esempio riteniamo importante favorire l'incontro con altre persone sia in casa nostra che presso quella di chi vuole di ospitarci, per trascorrere momenti di incontro veramente amichevoli, nei quali si possa riscoprire quel calore del contatto umano che altrimenti sembra assente nel nostro girovagare nella città attuale, per le varie incombenze da assolvere. Altro aspetto di questa umanizzazione della vita quotidiana è costituito dal filtro da porre alla televisione nel suo uso quotidiano, essendo questo mezzo afflitto da messaggi spesso dettati da esigenze commerciali che, per raggiungere il loro fine, non esitano ad indurre sollecitazioni negative. Altro aspetto è il privilegiare la semplicità nelle abitudini, per lasciare spazio e tempo al godimento di quelle cose che stanno alla base di una vita sana sotto il profilo sia fisico, sia psicologico, sia spirituale, come può essere un alimentazione leggere e dieteticamente corretta. Creare il tempo per stare insieme in famiglia con la voglia di discorre e magari scherzare insieme, senza nessun fine particolare se non quello di condividere il piacere della compagnia coi tuoi cari (questa è l'abitudine che Noemi ama di più). Come si può ben vedere questi esempi illustrano il mio pensiero in quanto si tratta di aspetti che spesso sono conflittuali con la mentalità corrente, per lo meno quella che certi media cercano di spacciarci per buona e come tendenza di maggioranza. In ultima analisi si tratta di ripulirsi la mente da tutti quei messaggi che sono negativi e che riceviamo, spesso, senza rendercene conto e che hanno un peso determinante nel creare un clima sereno nella vita quotidiana. Potrei continuare con tantissimi altri esempi ma preferisco fermarmi qui e invitare i visitatori del sito interessati a questo discorso ad interloquire mediante il forum per approfondire questo discorso.

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L'OPERA


Nel 2002 ha pubblicato presso l'Ateneo di poesia e di storia delle poetiche europee di Roma il suo primo volume: "Sospesi tra cielo e terra". Un piccolo volume "sospeso tra prosa e poesia", tra immanenza dolorosa e proiezioni di speranza, dove la poesia appare come una acme irrefrenabile di una prosa che non può far altrimenti che sublimare in lirica, e l'esistenza condannata risorgere a vita vera.

Nell'aprile del 2004, con le Edizioni "Il Grappolo" di Salerno è uscita "La storia di Noemi", presentata al "Salone del Libro" di Torino, seconda opera di Foti Giuseppe. Si tratta di un opera agile, scorrevole



che narra le vicende della sua famiglia posta di fronte al dramma del gravissimo handicap della loro figliola Noemi. Nel libro le vicende del dolore e della sofferenza sono lasciate volutamente in secondo piano, mentre viene posto l'accentosull'aspetto che l'autore considera prioritario: rendere vivibile una vita altrimenti segnata dalla sofferenza e dalla sconfitta umana. Così la vicenda di questa famigliola viene snodandosi attraverso un impianto narrativo sereno e, alle volte, allegro, comunicando la grandissima voglia di vivere, e vivere sereni, dei protagonisti di questa storia.

L'autore ha, inoltre, collaborato con il mensile torinese "Tempi di fraternità", pubblicando una serie di articoli di argomento ecclesiologico.

Dicono di lui:
"Foti è la durata effettiva del pensiero, è il vocio di un'anima percepita e perciò accettata, è una pausa alla follia che scorre nella nostra vita, alla memoria di ciò che non ha valore. Il poeta ci affascina e
diventa la nostra corsa verso il mare. Il prosatore è lunare, a volte osa nel metafisico decantato ed ha ragione delle resistenze di luce e di sgomento."
(Daniela Fabrizi-fonte volume "Sospesi tra cielo e terra"-commento di copertina
).

"Ciò che più sorprende è l'esaltazione della più straordinaria "fungibilità" tra poesia e prosa; come in Bulgakov, il poeta ed il prosatore si scambiano il ruolo, e questo avviene anche fra l'autore ed il lettore, tanto questo "Zibaldone dell'anima" dove l'azione si svolge in appena venti minuti, che compendiano un tempo e il percorso di un'intera esistenza, riesce a coinvolgerci ed a commuoverci"
(Pino Amatiello-fonte volume "Sospesi tra cielo e terra"-commento di copertina).

"Il libro è breve, scritto con linguaggio immediato che ricorre anche alla poesia. L'obiettivo di fornire la preziosa testimonianza di una intensa vicenda umana è pienamente raggiunto."
(Paolo Fabbri-fonte settimanale "Riforma").

"Questo libro propone una strada umanamente valida, ricca di speranza e di gioia, nella piena accettazione della dolce Noemi, donna bambina, che a modo suo comunica col babbo e colla mamma."
(
Andreina Cafasso-fonte mensile "Tempi di Fraternità").

"Il romanzo trascina il lettore in un dialogo serrato in cui le poesie sono sosta e insieme spinta in avanti, a percorrere una storia che non è biografia ma vita quotidiana; e una domanda ci accompagna e ci sfida fino alle ultime righe: chi è Mister X?"
(
Mery Prano-fonte autore).

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IDEE, PROGETTI ED ATTIVITA'

L'idea è considerare l'atto creativo come frutto di compartecipazione e confronto, attraverso il rapporto dialettico con chiunque desideri intervenire ed interagire con l'autore. Questo il progetto che fa di una presentazione reale e virtuale una opportunità di scambio e di creatività "culturale". Internet come "incubatrice" di creatività, come luogo di confronto aperto, come stimolo e scambio per e con l'autore, per chi ne voglia approfondire la conscenza e...comparteciparne la creatività. Chiunque lo desideri potrà, attraverso i mezzi offerti in questo spazio, intervista "e mail", "chat" e forum, appartenere a una collettività virtuale, interagente con l'autore, non solo in preparazione ed a completamento della serata di presentazione dedicata allo stesso, ma quali elementi di una dialettica, che mediata da queste videate, pensiamo possa influenzare il processo creativo - artistico e sfociare in un metalinguaggio collettivo al contempo introspettivo e sociale .

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GLI APPUNTAMENTI

Il 16 dicembre 2005, dalle ore 21:00 alle ore 23:00, Giuseppe Foti ha partecipato ad un incontro in "Chat" sul tema: "La creatività in Internet".

Giuseppe Foti è stato l'ospite del ciclo "Donne, uomini e posia", il 28 ottobre 2005, alle ore 21:00, a Torino, presso "I Caffè Culturali" de "Il Circolo di Programma Italiano" di Torino, svoltosi al Caffè Fiorio, di via Po 8.

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CONTATTARE L'AUTORE

Chi desideri contattare personalmente l'autore, potrà compilare gli spazi sottostanti ed agire sul pulsante "invia".
   

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non potranno essere considerate.
Le "e mail" , che perverranno senza la completa compilazione di tutti i campi sopra indicati, saranno eliminate e non considerate).


HO PRESO VISIONE DELL'INFORMATIVA
E PRESTO IL MIO CONSENSO AL TRATTAMENTO ED ALLA DIFFUSIONE, A MEZZO INTERNET, DEI MIEI DATI PERSONALI E DEL SEGUENTE MESSAGGIO.

Messaggio per Giuseppe Foti:


L'AUTORE IN CHAT

Se volete comunicare "on line" con l'autore, il nostro dipartimento consiglia due soluzioni.

  1. Se non siete già utenti del sistema SKYPE, connettetevi al sito http://www.skype.com o scaricate gratuitamente il programma di connessione SKYPE, cliccando QUI. Questo programma permetterà, attraverso la vostra connessione Internet, senza costi aggiuntivi, di contattare l'autore a mezzo trasmissione audio o "chattare" con lui, cercandolo sul servizio SKYPE con il nome utente di ftbepp. L'autore sarà disponibile in "chat" su appuntamento da richiedere inviando una "e mail" a: info@emeetingculturae.com
    Il servizio SKYPE, ovviamente, potrete utilizzarlo per ogni altra vostra esigenza o eliminarlo definitivamente dal vostro computer.

  2. Connettendovi alla chat pubblica del Dipartimento di Italianistica, "Programma Italiano", dell'Istituto I.S.U., cliccando QUI e seguendo le istruzioni che appariranno sulla videata. In questa "chat" l'autore sarà disponibile, con il nikname beppe, su appuntamento da richiedere inviando una "e mail" a: info@emeetingculturae.com

Vi preghiamo, prima di partecipare alla nostra "chat" di leggere attentamente il regolamento riportato sulla pagina di apertura della "chat", di rispettare scrupolosamente quanto indicato e quanto generalmente osservato sul "web" circa il corretto comportamento in "chat"!

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IL FORUM CON L'AUTORE

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Messaggio n°001
Autore: Gian Stefano Mandrino
Data: 03.10.2005
Risponde a messaggio: -
Testo:
" Benvenuto in Programma Italiano"
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Messaggio n°002
Autore: Brunella Pernigotti
Data: 13.10.2005
Risponde a messaggio: -
Testo:
"
Egregio Signor Foti,
ho letto la Sua
risposta alla prima domanda dell'intervista e mail pubblicata su questo sito. Il racconto di come, da un ambiente di origine e da un'educazione scolastica di tipo tecnico..."
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Messaggio n°003
Autore: Giuseppe Foti
Data: 15.10.2005
Risponde a messaggio:n°002
Testo:
" Gentile Sig.ra Pernigotti, rispondo con molto piacere al suo stimolante quesito, in quanto credo importante che vi siano persone come lei che sanno vedere e cogliere questo ruolo, così importante per l'opera poetica. Una parte notevole del mio percorso di ricerca poetico..."
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Messaggio n°004
Autore: Luigi Cosenza
Data: 15.10.2005
Risponde a messaggio:-
Testo:
"
Caro Giuseppe Foti,
ho visto la tua sezione in internet mentre ero in ISU ...
.
"
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Messaggio n°005
Autore: Giuseppe Foti
Data: 20.10.2005
Risponde a messaggio:n°004
Testo:
"
Carissimo Luigi, ti ringrazio..."
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Messaggio n°006
Autore: Maria Prano
Data: 25.10.2005
Risponde a messaggio:-
Testo:
"
Gent.mo Giuseppe,
mi inserisco nell'interessante confronto che è sorto su queste pagine...
"
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Messaggio n°007
Autore: Giuseppe Foti
Data: 27.10.2005
Risponde a messaggio:n°006
Testo:
"
Carissima Mery, accolgo volentieri il tuo quesito, che, come tu sai, tocca profondamente la mia opera in quanto ..."
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Messaggio n°008
Autore: Antonella Daniele
Data: 28.10.2005
Risponde a messaggio:-
Testo:
"
Auguri vivissimi per l'evento di questa sera e per codesta nuova esperienza."
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Giuseppe Foti

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aggiornata il: 22/12/2005 ore 20:00
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