Donne,
uomini e poesia

GIUSEPPE FOTI
ISTRUZIONI
PER L'USO
Benvenuti
nello spazio dedicato a Giuseppe Foti.
Solo qualche informazione per fruire al meglio di questa sezione
- esperimento che permetterà, non solo di conoscere un
uomo, una vita e la sua poesia, ma di partecipare attivamente
ad un atto di dialettica collettiva.
Nella
colonna di sinistra (sulla sinistra del vostro schermo) sono
stati inseriti i collegamenti alle sezioni inerenti il ciclo
"donne, uomini e poesia" nella sua generalità.
Nella
colonna di destra sono stati inseriti i collegamenti con le
sezioni di questo spazio, che vi permetteranno di entrare in
una particolare atmosfera "compartecipativa" e dialettica
con il nostro autore. Essi sono:
l'autore: brevi notizie biografiche
sull'autore;
diario di viaggio:impressioni e
commenti dell'autore aggiornati nel corso di questa sperimentazione;
intervista "e mail"
:intervista aperta ed in differita per conoscere meglio l'autore;
l'opera :alcuni cenni sulla "produzione"
del nostro ospite;
idee, progetti ed attività
:tutto quanto serve a comprendere la presenza dell'autore in
questo spazio, i suoi progetti e le sue idee;
gli appuntamenti :come e
dove incontrare opere ed autore;
contattare l'autore :modalità
attraverso la quale far giungere un commento all'autore:sarà
pubblicato nel forum di questa sezione;
l'autore in "chat" :modalità
per incontrare l'autore in rete in diretta;
il forum con l'autore :forum dedicato
e moderato dall'autore stesso.
Buona
compartecipazione a tutti!
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L'AUTORE
Giuseppe
Foti è nato a Reggio Calabria il 12 maggio 1950. Ha sempre
vissuto a Torino, dove ha svolto diverse attività lavorative,
fra cui la più importante è stata quella di impiegato
nei servizi di assistenza di una grande casa automobilistica
tedesca. Attualmente ha scelto di dedicarsi principalmente all'assistenza
della propria ed unica figlia disabile, Noemi. Diplomato all'istituto
magistrale, ha condotto approfonditi studi storici e teologici.
Ha partecipato a diversi concorsi italiani di poesia, risultando
tra i premiati.
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DIARIO
DI VIAGGIO
Impressioni
e commenti dell'autore aggiornati nel corso di questa sperimentazione.
Collegno
10 ottobre 2005 ore 12:50 - Beppe Foti
Voglio
iniziare questa bella esperienza con la descrizione di una piccola
ma deliziosa abitudine che vivo quotidianamente quando passo
davanti alla cameretta della mia tenera Noemi. Mentre svolgo
le solite attività di casa e lei sta guardando i suoi film preferiti,
lei sente i miei passi e si prepara con il più bel sorriso che
si possa immaginare e attende paziente che io passi, allora
io vedo il suo sorriso, mi soffermo con lei per risponderle
con le coccole, per concludere con il suo sguardo compiaciuto,
che mi fa capire che vorrebbe continuare a vedere il film, ma
che mi è grata. Queste sono piccole esperienze quotidiane che
arricchiscono l'animo e che concludo con la penna in mano, davanti
ad un foglio bianco, dove riverso il mare di tenerezza che mia
figlia mi ha donato scrivendo una poesia che sgorga quasi con
impeto, con irruenza, e la quiete giunge solo al termine della
scrittura del testo poetico.
Collegno
02 novembre 2005 ore 12:12 - Beppe Foti
Pensando
al due novembre.
Mi fermo per pochi minuti per una breve sosta durante le attività
del mattino, approfittandone per riflettere su questo giorno
di memoria, questo due novembre adombrato dai colori autunnali,
che ci ripropone quesiti che attraversano, silenziosi, la nostra
esistenza, anche quando abbiamo l'impressione di averli scordati.
La tradizione ci consegna l'immagine delle lunghe file di persone
che vanno verso i cimiteri, compiendo gesti di pietà verso coloro
che non ci sono più, e si potrebbe essere tentati di pensare
questo giorno come il giorno della visita ai sepolcri dei nostri
cari, ma sono convinto che non è così. Ritengo riduttivo pensare
il due novembre in questi termini, credo anzi che sia superficiale
perché il vero aspetto di questa ricorrenza, è la memoria; memoria
di coloro che non sono più tra noi, memoria dei giorni lieti
e non lieti trascorsi con loro, memoria di quel pezzetto di
nostra vita che la loro dipartita ci ha portato via. La mia
famiglia di origine, ha sempre vissuto questa ricorrenza come
occasione di memoria, lasciando al rito cimiteriale un ruolo
secondario, quasi fosse una nostra necessità, come se avvertissimo
il bisogno di un gesto reale, concreto, da dirigere verso quei
nostri affetti che, ormai, risultano totalmente irraggiungibili.
Ma una riflessione attenta mi ha fatto scoprire che lo scorrere
del tempo, non attenua minimamente l'amore che ho provato per
loro quando erano in vita. I giorni passano lenti, ma nel cuore
ti accorgi che loro ci sono ancora, e che se ti soffermi sul
loro ricordo rivivi intatta l'angoscia del distacco. Quando
è deceduto il mio papà, circa trentadue anni fa, scrissi una
piccola raccolta di poesie, che accoglieva molti degli scritti
che gli avevo dedicato in vita, e tutto ciò che scrissi per
esternare l'angoscia e il dolore che provavo in quel momento.
Ed ancora oggi non riesco a leggere quello scritto senza provare
una profonda emozione, una commozione che mi impedisce di continuarne
la lettura. Credo che il tema della morte nella nostra cultura
sia troppo estraneo alla nostra vita quotidiana, pur avendo
immagini di distruzione che ci giungono da ogni parte del mondo;
mi pare che manchi una riflessione semplice, che parta dal quotidiano,
che ci faccia riscoprire come vita e morte siano profondamente
intrecciate e che quest'ultima, alla fine, attribuisce alla
vita un significato più intenso, più reale rendendola alle volte
più vivibile. Forse le lunghe file dei visitatori del cimitero,
nascondono tutto questo, dietro il gesto di deporre fiori davanti
ad una lapide, oppure dietro ai lumini accesi davanti ad un
ritratto, e, chissà, quanti sono coloro che vorrebbero poter
trovare momenti di confronto per imparare a capire meglio la
natura del dolore, delle angosce e degli interrogativi che la
memoria del due novembre pone loro….. poi resta aperto il velo
di mistero che aleggia nella nostra vita e che trova nella morte
un momento cruciale e vorremmo risposte, magari certezze di
sopravvivenza, per poi sentire solo un grande silenzio, ma quanto
è assordante quel grande silenzio quando ci soffermiamo ad ascoltarlo
facendo tacere la nostra voce interiore razionale.
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INTERVISTA
"E MAIL"
Un'intervista
"e mail" è una modalità attraverso la
quale è possibile intervistare una persona, permettendo
a chiunque di assistere all'evolversi del discorso e di inserirsi
in tale contesto. E' un modo di concepire il trascorrere del
tempo come un benefico veicolo per meglio "metabolizzare"
l'incontro su questo strabiliante veicolo che chiamiamo "rete,
web, internet". Per partecipare occorre soltanto compilare
gli appositi campi
nella sezione "CONTATTARE L'AUTORE"
- cliccando QUI.
EMC
- "Innanzi tutto La ringraziamo per la cortese disponibilità.
Perché ha scelto di scrivere?"
Giuseppe Foti - "Innanzi
tutto vorrei esprimere i miei rallegramenti per questa esperienza
decisamente stimolante, perché, mi pare, offra un'ottima occasione
per riflettere sulle possibilità che l'incontro tra le attività
culturali umanistiche e le nuove tecnologie, possono consentire.
Il quesito posto mi ha riportato nel tempo lontano dei miei
vent'anni, quando mi stavo affacciando alla vita colmo di speranze
ma anche di molta confusione ed incertezza. La presa di coscienza
della mia attitudine alla scrittura, ebbe origine da un simpatico
episodio occorsomi a diciotto anni; era la vigilia della festa
della mamma e mi accorsi che le mie risorse economiche erano
insufficienti per realizzare il desiderio di una bella sorpresa
per la mia mamma, così, chiuso nella mia stanza, presi un foglio
ed una penna e tentai di esprimere per scritto i miei sentimenti.
L'idea inizialmente era di preparare un biglietto, ed invece
scaturì la mia prima poesia, che mi giunse inattesa, lasciandomi
stupito e a domandarmi se quella era proprio opera mia. Questo
episodio determinò il prosieguo della mia esistenza, perché
da quel momento scrivere divenne una necessità, che dava pace
ad un animo sempre particolarmente inquieto. Da qui al momento
in cui iniziai a rendere pubblica la mia opera, ci fu un lungo
e alle volte tortuoso cammino, fu una presa di coscienza faticosamente
acquisita, dove hanno giocato un ruolo fondamentale la mia sposa,
alcuni amici ed una in particolare, laureata in lettere che
mi ha sostenuto in un'opera di riordino sistematico. La scrittura
è scaturita come una parte di me che per molto tempo non ho
compreso, in quanto le mie origini culturali sono di ambiente
artigiano, e si sono sviluppate nella successiva preparazione
scolastica ad indirizzo tecnico - industriale; il problema era
determinato dalla distanza che nell'ordinamento scolastico italiano
vi è tra la cultura propriamente umanistica e la cultura tecnico
- scientifica. Nel quadro delle mie origini artigiane (mio padre
era un carpentiere in ferro, e lo zio con cui sono cresciuto
un meccanico ortopedico uscito da una "bottega", "Boita"
in piemontese) mi hanno donato una profonda voglia di conoscere
e capire, unita ad una concezione della conoscenza non astratta
o teorica ma quasi tattile, tangibile. Bisogna ricordare che
la parte più estesa della corteccia cerebrale è quella che controlla
le mani. La mia scrittura è condizionata da queste origini ed
è segnata dalla difficoltà di raccordare l'esperienza di queste
origini con una propensione fortissima alla cultura umanistica
che era potenzialmente presente in me, ma che stentava a decollare
a causa, anche, della mancanza di percorsi scolastici che mi
dessero gli strumenti necessari a raccordare queste due anime
che convivevano in me. Quindi posso dire che ho scelto di scrivere
innanzi tutto per trovare me stesso, per capirmi, per pacificare
il mio spirito costantemente inquieto, ed in secondo luogo,
ma non per questo meno in portante, per manifestare quello che
sentivo, quello che vivevo, al mio prossimo. Per tantissimi
anni ho scritto per leggere ad una ristretta cerchia con cui
potevo interloquire e mediante questo contatto coi miei lettori
arricchirmi. I miei archivi personali sono colmi non solo di
poesie, ma anche di prose, dedicate alle più disparate argomentazioni;
ma il componimento poetico svolge un ruolo decisivo perché ogni
singola poesia è una sorta di istantanea, a trecentosessanta
gradi, della situazione che in quell'istante mi coinvolge. Nel
primo intervento nel diario
di bordo, ho narrato uno di questi momenti,
che stanno alla base dei miei primi due libri."
EMC
- "E' importante essere letto?"
Giuseppe Foti - "Per
quanto concerne la mia modesta esperienza ritengo che il lettore
rivesta nella tensione creativa dello scrittore un ruolo chiave.
Ricordo che questo quesito me lo posi in un periodo della mia
storia di scrittore in cui non avevo ancora pubblicato nulla,
e alcuni miei scritti giravano in fotocopie su iniziativa di
alcuni amici, che avevano trascritto a macchina una breve raccolta
di poesie e meditazioni composta da me dopo la scomparsa repentina
del mio papà. Quel gesto, che fu compiuto per stimolarmi a scrivere,
onde rendere pubblica la mia opera, mi spinse a riflettere sul
problema sotteso al quesito in questione; in effetti pareva
che la mia scrittura non tenesse in conto la possibilità di
"essere letto", ritenevo lo "scrivere" un operazione personale,
mirata a pacificare la mia interiorità o, per lo meno, a compiere
un esercizio interessante che mi faceva scoprire aspetti che
non conoscevo della mia persona. Quando mi ritrovai con la mia
prima raccolta di meditazioni e poesie stampata e rilegata in
brossura (ne furono tirate tre copie, stampate presso una copisteria,
insieme ad una copia destinata alla riproduzione fotostatica
a fogli mobili), a cui i miei amici avevano dato il titolo augurale
di "Pensieri e parole", mi accorsi che non era totalmente vero
il mio disinteresse per gli eventuali e potenziali lettori.
Mi resi conto che quel che scrivevo veniva da me letto ad una
ristretta cerchia di amici e conoscenti, che mi soffermavo sulle
loro reazioni per valutare capire l'efficacia o meno di certi
costrutti; insomma trattavo i miei pochi uditori e lettori alla
stregua di cavie, senza seguito alcuno. Alla resa dei conti,
l'aspetto positivo di questo embrionale approccio coi lettori
era proprio il sapere che avrebbero letto le mie poesie, ed
in fondo inconsciamente speravo che qualcuno potesse provare
il desiderio di leggermi, e magari trascorrendo momenti positivi
in compagnie della mia opera. Scrivere senza la tensione di
essere letto, muta completamente l'orizzonte dell'opera e del
suo estensore; scrivere per essere letto da qualcuno stimola
una tensione dialettica che arricchisce lo scrittore, che in
questo senso riveste una funzione decisamente pubblica. Ritengo
altresì che un esperienza utile è la lettura in gruppo ad alta
voce, utile per rendere l'incontro col lettore ancora più efficace.
La mediazione delle nuove tecnologie, come ad esempio internet,
può incentivare ulteriormente questo rapporto col lettore, dando
uno spessore nuovo alla figura dello scrittore. Concludo affermando
che se lo scrittore ha un ruolo chiave a causa della sua creatività,
altrettanto sono importanti i lettori perché partecipano in
qualche modo alla tensione creativa arricchendola se lo scrittore
accetta il contatto con loro. Le nuove tecnologie, quindi, possono
incentivare tutto questo e in questo senso potrebbero essere
viste come un potente prolungamento della penna dello scrittore.
EMC
- "Come immagina i suoi lettori?"
Giuseppe
Foti - Di quando in
quando, scrivo componimenti poetici dove mi immagino di essere
un cantore che percorre le strade cantando (nel senso poetico)
alla gente comune, quella che si incontra ogni giorno, quella
che percorre le vie sempre affaccendata, e che quando ha occasione
di arrestarsi per un qualsiasi motivo, anche banale, si ferma
volentieri. Questo è il panorama dei lettori che immagino, quasi
inconsciamente, mentre scrivo i miei versi, nei quali cerco
di riversare i frutti delle immersioni occasionali che in molte
occasioni ho modo di poter fare. I miei versi vogliono sfuggire
le banalità che asfissiano il quotidiano della città contemporanea,
cercando di trasmettere riflessioni profonde e intense, senza
rinunciare ad un linguaggio scorrevole e accessibile. Posso
dire che, quasi inconsciamente, ho forgiato i miei versi pensando
ad un lettore normale, con cui puoi parlare nella maniera più
semplice, ed in cui puoi scoprire grandi sensibilità nascoste,
che, spesso vengono trascurate da una cultura troppo spesso
elitaria, oppure, peggio ancora, eccessivamente massificata,
al punto da allontanarsi proprio da quella strada che in fondo
è il vero spazio dove seminare i germi di una cultura più umanizzata.
Concludo ricordando una serie di esperienze molto semplici,
ma, nel contempo, molto significative nell'orizzonte della mia
formazione umana. Si tratta di momenti che si verificavano nelle
officine dei vari autoriparatori a cui portavo le diverse automobili
per le necessaire manutenzioni. Fin dall'età di diciotto anni,
ebbi queste belle occasioni, dove mentre aspettavo la consegna
dell'autoveicolo riparato si scambiavano lunghe chiacchierate
con persone che avevano l'apparenza indurita da una professione
che richiede notevole impegno, ma che rivelavano insospettate
doti umane e sensibilità, che mi svelavano un modo particolare
di vedere e descrivere il mondo. In questo come in altri ambienti
consimili, fino ad arrivare alle cucine delle case dei conoscenti,
o nelle sale d'aspetto, si potevano sviluppare scambi che, con
un minimo di attenzione, ti lasciavano quel qualcosa in più
che poteva, in ogni caso, migliorare la mia umanità. Questa
è l'immagine del lettore che ho nella mente, o forse nel cuore,
quando scrivo.
EMC
- "Come è pensato da questa società
e che ruolo assume, può o dovrebbe assumere un poeta?"
Giuseppe
Foti - In
apparenza sembrerebbe che la società post-industriale, dove
la tecnologia ha un ruolo principe, abbia emarginato il ruolo
dei poeti in posizioni marginali e di nicchia, questo come prima
impressione, ed è difficile andare oltre al livello delle impressioni
con risposte più articolate che richiederebbero spazi maggiori
e ricerche più precise e dettagliate. Se proviamo a scavare
un pochino in profondità forse possiamo scoprire che, potenzialmente,
la situazione non è così netta e, soprattutto, così ben delineata
se collochiamo il quesito sul lato delle carenze e dei problemi
che le società occidentali, ed in particolare quella italiana,
presentano. Vi è, mi pare una smodata tendenza a privilegiare,
il finanziarismo, cioè ad applicare le leggi della finanza in
modo rigido e soprattutto sganciato da una efficace dialettica
con le diverse componenti della società, nella prospettiva di
tutti quegli aspetti che sono alla base anch'essi della vita
sociale. Faccio un esempio; la scuola ha un grandissimo ruolo
in tutta la vita della società, e, se non è, ne deve essere
l'unico agente culturale ed educativo, pur tuttavia svolge un
ruolo centrale, eppure in questi anni non si è esitato
ad attuare riforme pressappochiste, spesso miopi, con sfumature
diverse per i diversi esecutivi che le hanno proposte e messe
in atto. Tale tendenza ha assunto in questi ultimi cinque anni
un deriva pericolosa perché si sta smantellando la scuola pubblica
senza per altro scorgere un disegno risolutivo che ne indichi
una nuova collocazione funzionale alla società. Senza contare
che per quanto riguarda la scuola privata, senza togliere meriti
agli enti cattolici che in maggioranza la gestiscono, proprio
per questo motivo, cioè per il fatto che è all'ottanta percento
di stampo cattolico, non può garantire quel pluralismo che l'attuale
situazione richiederebbe. Questo è solo un esempio, ma il discorso
è estensibile ad altri ambiti, come quello dello spettacolo,
anch'esso seriamente colpito dall'attuale situazione di recessione
economica ed anche dalla medesima miopia di cui ho parlato a
proposito della scuola. Per un poeta come me è tristissimo osservare
come il grandissimo patrimonio artistico e culturale della nostra
Italia sia gettato letteralmente alle ortiche per ignavia, pressappochismo,
ed anche e non ultima per palese ignoranza. Con questo non voglio
escludere le numerose opere meritorie di persone illuminate
che qua e la hanno tentato e tentano di porre rimedio a questa
situazione; sono voci, queste, che rivelano ben altre sensibilità
latenti nel paese di quelle che di solito ci vengono rappresentate
sulla ribalta dei principali media, forse questo scenario migliorerebbe
se la politica, intesa come gestione del potere pubblico, facesse
dei passi indietro in quegli scenari che dovrebbero vedere la
cultura, colta nella sua accezione più vasta, come attrice principale
attraverso i suoi operatori primi, politica questa che va sempre
distinta dalla politica intesa come vita della polis, vita della
città, del luogo cioè in cui vive l'essere umano. Ritengo le
crisi economiche, ad esempio, avere bisogno di fantasia e creatività
per essere superate e che una sana educazione di cultura generale
di carattere umanistico potrebbe, in questo senso dare ottime
risposte, anche in un quadro di carattere strettamente tecnico
specialistico. Detto questo resta sempre aperto il quesito propostomi,
poiché ho tentato questa pennellata che descrive lo scenario
in cui il poeta dovrebbe muoversi, ma come già detto in esordio,
non vi è in questo spazio, e non ho le competenze, per la possibilità
di un tentativo di risposta su scala così vasta, quindi preferisco
partire dal senso di scoramento il momento attuale può suscitare
per restringere l'analisi alla strada ai luoghi quotidiani,
dove si incontra la gente, poiché li resta sempre aperto un
grandissimo spazio per esercitare l'azione del poeta. Ritengo
che il poeta trovi la sua forza per agire nella società solo
se conserva la capacità di dialogo a questi livelli e con la
gente comune, che può, molto spesso, riservare sorprese; in
questo senso ritengo che possiamo cogliere un ruolo importantissimo
del poeta poiché la poesia può divenire veicolo di rinnovamento
per la capacità evocativa, per la possibilità di utilizzare
ad ampio spettro il linguaggio simbolico, per la capacità di
donare insieme ai contenuti quella tensione emotiva per rendere
il testo dei poeti sempre vivo. In nessun caso si dovrebbe partire
dai vertici quando si tratta di rinnovare e migliorare qualcosa,
meno che mai quando si tratta di cultura, è sempre vincente
quell'azione che suscita e coglie i migliori sentimenti e i
migliori intenti negli interstizi più riposti della società
umana: se non si vuole la violenza allora parliamo di non violenza,
ma non nelle piazze affollate, parlando da un palco ma nei mille
rivoli che il vivere umano nasconde negli aspetti più umili
e risposti della convivenza. Io credo che il ruolo del poeta
sia determinato dalla natura del singolo individuo e dalle sue
sensibilità e capacità espressive, ma, se mi si passa un paragone
di carattere commerciale, il poeta per essere davvero tale dovrebbe
rispondere alle richieste del mercato, per garantirsi la diffusione
del suo prodotto, ed il mercato di questa nostra umanità ha
un bisogno drammatico di tornare a riscoprire e vivere i sentimenti
migliori e più elevati,di tornare a comunicare in profondità,
magari rallentando la funesta corsa che ci attanaglia tutti
e che ci rende tutti asfittici. Ecco il poeta dovrebbe ricercare
l'agorà e se non la trova ricrearla ed una volta giuntovi raccogliersi
con la gente per ascoltarla con orecchio affinato dalla sensibilità
poetica e a cui rispondere con la propria opera poetica."
EMC
- "Come immagina il futuro della poesia?"
Giuseppe
Foti - "Osservando
il clima che stiamo vivendo in questo inizio di secolo, ho l'impressione
che il bisogno di umanizzazione dello stile di vita quotidiano
sia impellente. Le grandi novità che la tecnologia ha introdotto,
hanno mutato profondamente il nostro stile di vita, ma nel contempo,
il forsennato ritmo di questi mutamenti, ha provocato un ritorno
di disagio, di malessere, causato dal mancato adattamento di
queste novità all'essere umano, che, per quanto flessibile e
adattabile, non può continuare a meccanizzare la propria esistenza,
estromettendo da essa quei modi di vita, quei momenti di pausa,
che hanno sempre nutrito e nutrono profondamente l'animo umano.
La poesia in quanto linguaggio, in quanto modo di percepire
il mondo e la realtà in esso contenuta, ha un ampio spazio di
azione. La poesia deve (parlo per la poesia in Italia) uscire
dal ghetto in cui, per cause diverse, è stata cacciata, senza
per questo doverle attribuire una vocazione univoca, perché
ci possono essere tanti modi di intenderla e praticarla, ma
vi è una modalità di base su cui tutti coloro che si occupano
di poesia, dovrebbero incontrarsi, ed è il recupero di un modo
poetico di esprimersi diffuso, generalizzato, accettato, comune,
così come è comune esprimersi nei modi ordinari che la prosa
ci offre. Mi pare che quando si parla di poesia si cade in due
pregiudizi di fondo: 1) la poesia come strumento della musica
nel formare la canzone 2) la poesia coma banalissima rima, che
dice cose belle quanto astratte. Mi pare che questi pregiudizi
siano alquanto diffusi ed accettati, così come mi sembra che
troppi poeti si accontentino di vivere la loro poesia nel ristretto
ghetto di piccoli spazzi intimi e raccolti. Forse bisogna inventare
nuovi modi per dare nuovo respiro alla poesia, perché le potenzialità
ci sono e se si superano i problemi della comprensione all'interno
di una comunicazione sempre troppo affrettata, mi pare che in
giro siano tante le persone che abbisognano di questo ponte
meraviglioso tra la loro realtà contingente, spesso asfittica,
e il mondo dello spirito, magari senza sapere che il linguaggio
poetico potrebbe essere la risposta giusta. In conclusione non
si tratta di fondare nuovi modi letterari o stili poetici od
altro, si tratta di riscoprire il meglio della tradizione per
inventare un modo nuovo capace di rispondere efficacemente ai
problemi odierni. Vorrei chiudere questa breve riflessione con
un inciso: scienza e poesia non sono poi così distanti come
potrebbe sembrare… lascio la frase aperta alla riflessione dei
lettori, restando in attesa di potermi confrontare con i loro
contributi.
EMC
- "Cosa intende per "umanizzazione dello stile
di vita quotidiano": ci potrebbe proporre alcuni esempi?"
Giuseppe
Foti - "La
presenza di un soggetto debole nella mia famiglia, quale è Noemi,
ci ha posto di fronte alla necessità di confrontarci con le
istanze che giungono dall'esterno, cioè dalla società, la quale
non è strutturata in maniera da permettere a soggetti anziani,
malati, oppure deboli per versi diversi, di essere agevolati
nell'espletamento della loro vita quotidiana. Ci siamo resi
conto che era necessario porre un filtro affinché si creasse
nella famiglia uno spazio veramente vivibile per il componente
più fragile. Questo ci ha condotto ad allargare la riflessione
a noi stessi, alla nostra condizione umana, ed abbiamo scoperto
che questa necessità di umanizzare la vita familiare non era
limitata alla sola condizione di disagio fisico di Noemi, ma
riguardava la natura umana della nostra persona, perché il disagio
avvisato nella persona di un debole è presente anche in chi
è più forte, e, spesso, si traduce in tutta una serie di problemi,
meno apparenti di quelli di un soggetto debole, che apparentemente
sembrano scollegati tra loro ma che alla radice hanno un'origine
comune nelle forme della convivenza sociale, così come si è
venuta evolvendo nel nostro tempo. Ad esempio riteniamo importante
favorire l'incontro con altre persone sia in casa nostra che
presso quella di chi vuole di ospitarci, per trascorrere momenti
di incontro veramente amichevoli, nei quali si possa riscoprire
quel calore del contatto umano che altrimenti sembra assente
nel nostro girovagare nella città attuale, per le varie incombenze
da assolvere. Altro aspetto di questa umanizzazione della vita
quotidiana è costituito dal filtro da porre alla televisione
nel suo uso quotidiano, essendo questo mezzo afflitto da messaggi
spesso dettati da esigenze commerciali che, per raggiungere
il loro fine, non esitano ad indurre sollecitazioni negative.
Altro aspetto è il privilegiare la semplicità nelle abitudini,
per lasciare spazio e tempo al godimento di quelle cose che
stanno alla base di una vita sana sotto il profilo sia fisico,
sia psicologico, sia spirituale, come può essere un alimentazione
leggere e dieteticamente corretta. Creare il tempo per stare
insieme in famiglia con la voglia di discorre e magari scherzare
insieme, senza nessun fine particolare se non quello di condividere
il piacere della compagnia coi tuoi cari (questa è l'abitudine
che Noemi ama di più). Come si può ben vedere questi esempi
illustrano il mio pensiero in quanto si tratta di aspetti che
spesso sono conflittuali con la mentalità corrente, per lo meno
quella che certi media cercano di spacciarci per buona e come
tendenza di maggioranza. In ultima analisi si tratta di ripulirsi
la mente da tutti quei messaggi che sono negativi e che riceviamo,
spesso, senza rendercene conto e che hanno un peso determinante
nel creare un clima sereno nella vita quotidiana. Potrei continuare
con tantissimi altri esempi ma preferisco fermarmi qui e invitare
i visitatori del sito interessati a questo discorso ad interloquire
mediante il forum per approfondire questo discorso.
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L'OPERA
|
Nel
2002 ha pubblicato presso l'Ateneo di poesia e di storia
delle poetiche europee di Roma il suo primo volume: "Sospesi
tra cielo e terra". Un piccolo volume "sospeso
tra prosa e poesia", tra immanenza dolorosa e proiezioni
di speranza, dove la poesia appare come una acme irrefrenabile
di una prosa che non può far altrimenti che sublimare
in lirica, e l'esistenza condannata risorgere a vita vera.
Nell'aprile
del 2004, con le Edizioni "Il Grappolo" di Salerno
è uscita "La storia di Noemi", presentata
al "Salone del Libro" di Torino, seconda opera
di Foti Giuseppe. Si tratta di un opera agile,
scorrevole
|
|
che narra
le vicende della sua famiglia posta di fronte al dramma del gravissimo
handicap della loro figliola Noemi. Nel libro le vicende del dolore
e della sofferenza sono lasciate volutamente in secondo piano,
mentre viene posto l'accentosull'aspetto che l'autore considera
prioritario: rendere vivibile una vita altrimenti segnata dalla
sofferenza e dalla sconfitta umana. Così la vicenda di questa
famigliola viene snodandosi attraverso un impianto narrativo sereno
e, alle volte, allegro, comunicando la grandissima voglia di vivere,
e vivere sereni, dei protagonisti di questa storia.
L'autore ha, inoltre, collaborato con il mensile torinese "Tempi
di fraternità", pubblicando una serie di articoli
di argomento ecclesiologico.
Dicono di lui:
"Foti
è la durata effettiva del pensiero, è il vocio di
un'anima percepita e perciò accettata, è una pausa
alla follia che scorre nella nostra vita, alla memoria di ciò
che non ha valore. Il poeta ci affascina e
diventa la nostra corsa verso il mare. Il prosatore è lunare,
a volte osa nel metafisico decantato ed ha ragione delle resistenze
di luce e di sgomento."
(Daniela Fabrizi-fonte volume "Sospesi tra cielo e terra"-commento
di copertina).
"Ciò
che più sorprende è l'esaltazione della più
straordinaria "fungibilità" tra poesia e prosa;
come in Bulgakov, il poeta ed il prosatore si scambiano il ruolo,
e questo avviene anche fra l'autore ed il lettore, tanto questo
"Zibaldone dell'anima" dove l'azione si svolge in
appena venti minuti, che compendiano un tempo e il percorso
di un'intera esistenza, riesce a coinvolgerci ed a commuoverci"
(Pino Amatiello-fonte volume "Sospesi tra
cielo e terra"-commento di copertina).
"Il libro
è breve, scritto con linguaggio immediato che ricorre anche
alla poesia. L'obiettivo di fornire la preziosa testimonianza
di una intensa vicenda umana è pienamente raggiunto."
(Paolo
Fabbri-fonte settimanale
"Riforma").
"Questo
libro propone una strada umanamente valida, ricca di speranza
e di gioia, nella piena accettazione della dolce Noemi, donna
bambina, che a modo suo comunica col babbo e colla mamma."
(Andreina
Cafasso-fonte
mensile
"Tempi di Fraternità").
"Il romanzo
trascina il lettore in un dialogo serrato in cui le poesie sono
sosta e insieme spinta in avanti, a percorrere una storia che
non è biografia ma vita quotidiana; e una domanda ci accompagna
e ci sfida fino alle ultime righe: chi è Mister X?"
(Mery
Prano-fonte
autore).
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IDEE,
PROGETTI ED ATTIVITA'
L'idea
è considerare l'atto creativo come frutto di compartecipazione
e confronto, attraverso il rapporto dialettico con chiunque
desideri intervenire ed interagire con l'autore. Questo il progetto
che fa di una presentazione reale e virtuale una opportunità
di scambio e di creatività "culturale". Internet
come "incubatrice" di creatività, come luogo
di confronto aperto, come stimolo e scambio per e con l'autore,
per chi ne voglia approfondire la conscenza e...comparteciparne
la creatività. Chiunque lo desideri potrà, attraverso
i mezzi offerti in questo spazio, intervista "e mail",
"chat" e forum, appartenere a una collettività
virtuale, interagente con l'autore, non solo in preparazione
ed a completamento della serata di presentazione dedicata allo
stesso, ma quali elementi di una dialettica, che mediata da
queste videate, pensiamo possa influenzare il processo creativo
- artistico e sfociare in un metalinguaggio collettivo al contempo
introspettivo e sociale .
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GLI
APPUNTAMENTI
Il
16 dicembre 2005, dalle ore 21:00 alle ore 23:00,
Giuseppe Foti ha partecipato ad un incontro in "Chat"
sul tema: "La creatività in Internet".
Giuseppe
Foti è stato l'ospite del ciclo "Donne, uomini e
posia", il 28 ottobre 2005, alle ore 21:00, a Torino,
presso "I Caffè Culturali" de "Il Circolo
di Programma Italiano" di Torino, svoltosi al Caffè
Fiorio, di via Po 8.
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CONTATTARE
L'AUTORE
Chi
desideri contattare personalmente l'autore, potrà compilare
gli spazi sottostanti ed agire sul pulsante "invia".